Storia di Matera
Lineamenti di storia materana
Matera è una città antichissima, abitata ininterrottamente sin dal
Paleolitico.
In alcune grotte del territorio materano e in particolare
in prossimità della cosiddetta “Grotta dei pipistrelli” sono stati
rinvenuti reperti e scheletri animali (orso delle caverne, cervo, bue
selvatico) risalenti al Paleolitico medio (35.000 – 130.000 anni fa).
Nel corso del Neolitico (5000- 8200 anni fa) la popolazione divenne
stanziale e sono infatti riferibili a questo periodo numerosi reperti e
villaggi trincerati trovati nel territorio di Matera.
Durante l'Età dei metalli (3-5000 anni fa) gli insediamenti umani si
concentrarono sulla sponda destra del torrente Gravina, grossomodo
nella zona dove oggi sorge la cosiddetta “Civita”.
Soprapposta ad un preesistente villaggio trincerato, la città che si è
sviluppata successivamente avrebbe origini greche, come sostenuto dallo
storico Francesco Paolo Volpe. Queste origini greche sarebbero
confermate, sempre secondo lo stesso Volpe e lo storico Gattini, anche
dallo stemma della città, in cui figura un bue, emblema di Metaponto, e
tre spighe di grano, simbolo tipico della Magna Grecia.
In quest'ultimo periodo, Matera ebbe stretti rapporti con le
colonie situate sulla costa ionica e sicuramente rivestì una certa
importanza come “centro di transito” grazie alla propria posizione
strategica tra la costa e l'entroterra.
Secondo Racioppi, lo stemma di Matera sarebbe un'arma parlante, in
quanto la lettera "M" rappresenterebbe l'iniziale del nome della città,
mentre le spighe in bocca al bue aggiungerebbero il resto del nome;
infatti spiga in greco si dice "Ather-Eros", quindi dall'insieme delle
parole si otterrebbe Mather-Eros, da cui Matera.
Numerose sono le teorie sull'etimologia del toponimo Matera: secondo
Colaianni la città
era chiamata dai Greci “Mataia ole” termine che deriverebbe da “Mataio
olos” ovvero “ tutto vuoto”, con evidente riferimento alla morfologia
delle gravine del materano.
Secondo altre fonti, deriverebbe da “Mata” (mucchio di rocce) o dalle
iniziali di Met(aponto) ed Hera(clea), avendo accolto i profughi dei
due centri magnogreci dopo la loro distruzione; Mateola, nome antico
della città, potrebbe derivare dal nome del console romano Quinto
Cecilio Metello il Numidico che l'avrebbe ricostruita, ma questa
ipotesi è attualmente considerata poco attendibile.
Un'altra teoria, piuttosto fantasiosa, fa derivare Matera dal greco
meteoron ovvero “cielo stellato”, dato che alcuni cronisti del passato,
osservando i Sassi illuminati di notte, li hanno descritti come un
“riflesso del cielo stellato soprastante”.
E non manca chi ricollega il toponimo a “mater” ovvero “madre terra”, a
“materia” (matheria) o “materies” termini che indicavano la legna da
taglio o da costruzione, in riferimento alle zone boschive in cui la
città sorgeva; il Gattini, invece, riferisce il toponimo ai termini
ebraici “matterah” (carcere) o “me terah” (acqua pura).
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In epoca romana, la città sarebbe stata coinvolta nella seconda guerra
punica quando Annibale, nel tentativo di conquistare alla propria causa
le popolazioni osche ed italiote ed isolare Roma, occupò Metaponto,
Turi ed Eraclea: in questa occasione, secondo la tradizione, Annibale
avrebbe occupato anche Matera per farvi svernare il proprio esercito.
Dopo la seconda guerra punica, Matera diventò una prefettura romana ma
non rivestì un ruolo importante, essendo quasi sicuramente solo un
centro di passaggio ed approvvigionamento.
La teoria che vuole la città ricostruita e fortificata da Quinto
Cecilio Metello il Numidico, divenuto console nel 109 a.C, è
considerata poco attendibile, sia perché la presenza di Metello a
Matera non è stata accertata, sia perché la torre detta “Metellana”
sarebbe di epoca più tarda.
Il crollo dell'impero romano d'occidente (476) e le invasioni
barbariche che seguirono, costituiscono un periodo critico per l'Italia
meridionale, che conosce un lungo periodo di frequenti devastazioni e
di instabilità socio-politica.
In questo periodo Matera fu dapprima conquistata dai Goti e poi a lungo
contesa tra questi ultimi e i Bizantini (guerra gotica).
Nel 553 i Bizantini sconfiggono definitivamente i Goti (Battaglia dei
monti Lattari) e la Prammatica Sanzione del 554 sancisce il loro
dominio sull'Italia.
Tuttavia, secondo la tradizione riportata da Paolo Diacono, nel 568 un
nuovo invasore mette in discussione il potere bizantino: Alboino, re
dei Longobardi, entra in Italia.
Nel 664 Matera entra a far parte del Ducato longobardo di Benevento: da
quel momento la città è contesa tra longobardi, bizantini e saraceni e
viene distrutta dalle truppe di Ludovico II, imperatore dei Franchi,
proprio nel tentativo di cacciare i Saraceni.
Nel frattempo, a partire dall'VIII secolo, il territorio materano
diviene luogo di approdo di una notevole immigrazione di monaci
benedettini e bizantini, che si stabiliscono lungo le grotte della
Gravina trasformandole in chiese rupestri.
Dopo
l'insediamento
dei
Normanni, avvenuto nel 1043, Matera conosce un periodo di relativa
prosperità: infatti, quando nel 1093 papa Urbano II visita Matera, la
vivacità anche culturale della città è testimoniata dalla presenza
monastica basiliana e bizantina, nonché dalla figura di San Giovanni da
Matera.
Questa parentesi di prosperità continua anche con il dominio svevo,
prima con Federico II e poi con suo figlio Manfredi.
In questo periodo, la diocesi di Matera viene elevata a metropolita e
unita a quella di Acerenza (1203) e viene pertanto costruita la
cattedrale, ultimata nel 1270 dopo la morte di Manfredi e la presa di
potere di Carlo I d'Angiò.
Il dominio angioino si traduce per Matera e molti altri centri del
Meridione in una fase critica che alimenta una diffusa ostilità
antifrancese (esplosa poi in Sicilia nella nota rivolta dei Vespri
Siciliani).
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Quest'ultima dominazione viene interrotta solo dall'arrivo degli
aragonesi, che con Alfonso V il Magnanimo s'impadroniscono di gran
parte dell'Italia centro-meridionale.
Sotto il regno di suo figlio, Ferdinando I re di Napoli, Matera gode di
speciali privilegi e diventa il centro strategico delle operazioni
militari organizzate dal sovrano contro i turchi, i quali, dopo la
presa di Costantinopoli, avevano saccheggiato Otranto.
In questo periodo la città entra nel Regio Demanio, assiste al
rafforzamento dei gruppi imprenditoriali locali e comincia ad eleggere
il sindaco e l'assemblea comunale.
Tuttavia, nel passaggio dagli angioini agli aragonesi, Matera si era
inserita nel sistema di un regno caratterizzato da rapporti
economico-politici di chiaro stampo feudale che perpetuava
l'arretratezza e subalternità della popolazione.
Nonostante alcuni sforzi della dinastia aragonese, il regno versava in
una situazione di grave crisi economica, che fu ulteriormente aggravata
dal temporaneo ritorno dei francesi con Carlo VIII.
I materani
ancora una volta accolsero con gioia il ritorno degli
aragonesi, ma Ferdinando II sottopose la città al giogo feudale,
affidandone il governo a Giovan Carlo Tramontano.
L'ascesa al potere di quest'ultimo e il suo dominio opprimente per la
popolazione e la nascente borghesia della città causò un diffuso
malcontento, sfociato il 29 dicembre del 1514 nell'assassinio del conte
nei pressi della cattedrale, in una stradina laterale che da quel
momento è stata ribattezzata “via Riscatto”.
Sino alle fine del 1500 la città fu soggetta alla signoria feudale,
anche se i signori, forse preoccupati di nuove insurrezioni come quella
che era costata la vita al conte Tramontano, non si intromisero nella
vita cittadina e il loro dominio fu quasi esclusivamente formale.
Tra la fine del '500 e l'inizio del '600, la città fu caratterizzata da
un certo dinamismo economico ma nel corso del '600 i mali cronici del
Regno di Napoli si aggravarono e fenomeni quali povertà, vagabondaggio
e formazione di bande armate divennero molto comuni.
Questa situazione di instabilità sfociò presto in una serie di rivolte
antispagnole (come quella di Masaniello), che presto furono soffocate
nel sangue.
Nel
1663
Matera
cessò di far parte della Terra d'Otranto e diventò
capoluogo della Basilicata e sede della Regia Udienza.
Nel corso del XVIII secolo la città conobbe un notevole sviluppo e
divenne “sontuosa come non lo era stata mai e come non lo sarà mai
successivamente”.
In questo periodo cominciò a profilarsi un ruolo più importante da
parte della borghesia: la diffusione dei principi borghesi portò anche
Matera ad avere un ruolo attivo nella sfortunata rivoluzione giacobina
del 1799.
Con l'occupazione del Regno Borbonico da parte dei francesi, si ha il
trasferimento dei tribunali e dell'Intendenza a Potenza, mentre Matera
diventa capoluogo di distretto e sede della sotto-Intendenza.
La popolazione prese parte ai moti risorgimentali del 1820-'21, alla
rivolta del '47-'48 e alle vicende connesse alla Spedizione dei Mille.
Ma
l'episodio più
drammatico ed eloquente del periodo fu il massacro
del conte Gattini e di due suoi collaboratori, avvenuto nel 1860.
Le ragioni di questa esplosione di violenza vanno ricercate nella
persistenza delle “questioni agrarie” ancora irrisolte: i contadini,
infatti, attendevano l'assegnazione delle terre e le esenzioni fiscali
che erano state promesse e non concesse in occasione dei precedenti
moti.
Forse sobillati dai Borboni, i contadini assalirono il palazzo del
conte Gattini, considerato diretto responsabile della mancata
ripartizione delle terre, e lo uccisero assieme al suo segretario e al
fattore; solo l'intervento delle truppe e una prima ripartizione delle
terre calmò gli animi.
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All'indomani dell'Unità d'Italia, erano già evidenti i gravi effetti
provocati dalla forzata “piemontesizzazione “ del Sud, avvenuta
soprattutto a spese delle masse contadine: la reazione a questa
situazione di profondo malessere socio-economico alimentò forme di
protesta elementari e immediate come quella “tradizionale e disperata”
del Brigantaggio.
Come in gran parte del Sud, il Brigantaggio in Basilicata fu
soprattutto espressione di un malessere socio-economico e non assunse
un carattere politico.
Alla fine della guerra tra l'esercito e i briganti, si contarono a
migliaia, tra questi ultimi i fucilati e i condannati a pene varie: bem
6219 solo in Basilicata e sono nel triennio 1860-63.
Come riportato da D. Mack Smith “il numero di coloro che perirono [nel
corso della lotta contro il brigantaggio] fu superiore a quello dei
caduti di tutte le altre guerre del Risorgimento messe insieme”.
Bisogna ricordare che il numero di briganti veniva considerevolmente
aumentato dai renitenti alla leva, resa obbligatoria dal nuovo Stato.
La storia di Matera all'alba del XX secolo è fatta di piccole
conquiste, pur in un contesto generale di gravi problemi irrisolti,
come l'analfabetismo, la mortalità infantile, la questione agraria e la
malaria.
Questa situazione, messa in tragico risalto dai meridionalisti, indusse
il presidente Zanardelli a visitare la Basilicata nel 1902.
Constatata l'urgenza di numerose opere pubbliche, nel 1904 il governo
emanò una legge speciale per la Basilicata che nelle intenzioni avrebbe
dovuto provvedere alla sistemazione del territorio, alla lotta contro
la malaria, alla risoluzione del grave problema dell'approvvigionamento
idrico.
Nell'attuazione si ebbe solo qualche risultato significativo, ma la
situazione materana rimase inserita in un quadro di profondo disagio
che caratterizzava tutto il Sud e avrebbe presto alimentato le rivolte
contadine dei primi del '900.
E' in
questo
contesto che va inquadrata la figura carismatica e un po'
enigmatica di Luigi Loperfido, detto “il monaco bianco”, un leader
popolare che predicava l'uguaglianza di tutti i ceti sociali ed ebbe un
vasto seguito tra le masse contadine della città, costrette a vivere in
un continuo stato di precarietà. In alcune riviste dell'epoca, il
monaco bianco viene descritto come un leader anticlericale che, venuto
a contatto con alcuni evangelici, si converte e fonda a Matera una
chiesa battista: da questo momento il movimento politico da lui fondato
si trasforma in movimento religioso, in quanto, secondo alcuni
commentatori “i componenti delegano al piano della trascendenza la
soluzione dei loro problemi esistenziali”.
Nel frattempo la “questione meridionale” si aggrava e la stessa chiesa
provvede alla creazione di circoli, leghe, società di mutuo soccorso.
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Nel
periodo
difficile e doloroso della prima guerra mondiale, gli
abitanti di Matera si comportano in modo “serio e virile” e le autorità
civili e religiose assistono le famiglie dei militari al fronte: ai 271
materani caduti al fronte si aggiungeranno le numerose vittime
dell'influenza spagnola che si verifica di lì a poco.
Dopo la marcia su Roma e l'affermazione del fascismo, i problemi di
Matera mantenevano intatta la propria urgenza.
Le richieste dei contadini all'indomani del primo conflitto mondiale
erano rimaste disattese dalla classe politica, nonostante la fondazione
di alcuni enti che avevano tentato la lottizzazione con consequente
assegnazione delle terre ai contadini, registrando però risultati
piuttosto trascurabili.
Negli anni '20 e '30 si registrò un certo sviluppo nell'edilizia
popolare e vennero effettuate opere di bonifica e il restauro di alcune
importanti chiese.
Nel 1926 Vittorio Emanuele III visitò la città per inaugurare il
monumento ai caduti e il nuovo ospedale.
Nel dicembre dello stesso anno Matera ridiventava capoluogo di
provincia mentre nel luglio dell'anno successivo,con l'allacciamento
alla rete dell'Acquedotto Pugliese, veniva risolto l'annoso problema
dell'approvvigionamento idrico.
Nel 1936 la città veniva visitata anche da Mussolini e, secondo gli
storici del tempo, all'inizio si mostrava “quasi tutta caldamente
fascista” per poi divenire “sempre più fredda e meno disposta a
plaudire”.
Nel periodo fascista, la provincia di Matera divenne terra di confino
per numerosi antifascisti, come Carlo Levi, autore del celebre romanzo
autobiografico “Cristo si è fermato a Eboli”.
Di lì a poco le tristi vicende della Seconda guerra mondiale avrebbero
segnato un momento doloroso
ed eroico al tempo stesso per la vita della città.
La giornata più eroica nella storia recente di Matera è senz'altro
quella del 21 settembre 1943, quando la città fu la prima nel
Mezzogiorno d'Italia ad insorgere contro i nazifascisti.
Nel secondo dopoguerra, in seguito anche al clamore scatenato dal
“Cristo si è
fermato ad Eboli”, l'opinione pubblica nazionale si mostrò sempre più
interessata alle condizioni di vita degli abitanti dei Sassi, portando
prima Palmiro Togliatti e poi Alcide De Gasperi a visitarla,
rispettivamente nel 1948 e nel 1952.
Fu proprio quest'ultimo, il 17 maggio del 1952, a firmare la Legge n.
619, con la quale veniva disposto il risanamento dei Sassi e la
costruzione dei nuovi quartieri della città.
I Sassi, a cominciare
dalle zone più malsane, furono progressivamente sgomberati e vennero
contestualmente realizzati i nuovi quartieri della città: rione Serra
Venerdì, Platani, Borgo La Martella, rione Spine Bianche, Villalongo,
Lanera, Agna, Piccianello e Venusio accolsero gli abitanti provenienti
dal Sasso Caveoso e dal Sasso Barisano che, in cambio della nuova casa
(per la quale pagarono un irrisorio canone d'affitto), vennero
espropriati della vecchia e da quel momento la maggior parte delle case
dei Sassi diventarono di proprietà demaniale. Completato lo sgombero
dei Sassi, restava da decidere la destinazione d'uso di un centro
storico di circa 30 ettari completamente svuotato.
Con la legge n. 771 dell'11 novembre 1986, dopo circa vent'anni di
completo abbandono, venne finanziato il restauro conservativo dei rioni
Sassi, tuttora in corso.
Nel 1993 i Sassi sono stati dichiarati dall'UNESCO “Patrimonio mondiale
dell'umanità”, assieme al prospiciente Parco delle chiese rupestri, in
quanto rappresentano “il più eccezionale ed intatto esempio
d'insediamento trogloditico nella regione mediterranea, perfettamente
adattato al proprio terreno ed ecosistema. Il primo insediamento risale
al Paleolitico, mentre i successivi illustrano un numero significativo
di fasi della storia umana”.
La città di Matera è candidata a diventare nel 2019 “Capitale Europea
della Cultura”.
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